Typo History Tipografia Ottecentesca

Pubblicato 26 Gen. 2018 da Sara.
Condividi:  Email   Facebook  Twitter  Google+ 
La tipografia ottocentesca è segnata da importanti progressi tecnologici che porteranno alla nascita dell’industria editoriale, due su tutti:
la produzione industriale della carta e la nascita delle macchine linotype e monotype.

”linotype”
Romanticismo tipografico
I primi progressi sono dell’inizio del secolo decimonono, quando comincia a diffondersi la stereotipia, sebbene la stampa avvenga ancora attraverso una pressione piana. La prima pressa piano-cilindrica è realizzata da Friedrich Koenig, e messa in moto nella stamperia del «Times» di Londra nel 1814; essa permette di aumentare notevolmente la capacità di stampa, quadruplicando la produzione oraria. Pochi anni dopo, nel 1828, viene introdotta la macchina “a quattro cilindri” costruita da Applegath e Cowper sempre per il «Times», mentre la rotativa, in grado di stampare contemporaneamente in bianca e volta un nastro continuo di carta, è della metà del secolo. Nello stesso periodo inizia la produzione industriale della carta e prendono il via i primi esperimenti di composizione meccanica che portano, alla realizzazione della Linotype, nel 1886, e della Monotype, nel 1889. Questa serie di innovazioni, che segna la fine dell’antico regime tipografico, determina, negli anni ’40 dell’Ottocento, il passaggio ad un sistema industriale di produzione degli stampati. Ciò permette agli editori di abbassare i costi e di raggiungere il pubblico più vasto che ha iniziato a formarsi a seguito dello sviluppo economico e dell’urbanizzazione.

Editoria al bavero d’un epoca
In Europa, la seconda metà dell’Ottocento vede così la nascita delle edizioni economiche: la «Railway Library» di Routledge in Inghilterra, la «Bibliothéque des Chemins de Fer» in Francia, la collana «Reclam» in Germania. Tuttavia, l’aumento dei lettori aveva già determinato l’emergere di un secondo fenomeno: quello dei libri che hanno un successo che può essere definito di massa, i cosiddetti best sellers. Nel 1814 il Corsair di Byron vende 10.000 copie, negli anni successivi, la serie completa delle Waverley Novels di Walter Scott vende quasi 80.000 copie. In Francia le opere di Verne vedono decine di migliaia di copie e negli Stati Uniti, quando "La capanna dello zio Tom" viene stampato in volume, dopo essere stato pubblicato a puntate tra il 1851 e il 1852, vende subito 100.000 copie (300.000 in edizione economica). A metà dell’Ottocento nasce anche quello che può essere identificato come un nuovo genere editoriale: il feuilleton, cioè il romanzo che non solo vende, e ha ricadute positive sulla diffusione dei giornali, ma che è scritto con il preciso scopo di vendere molto. 
In Italia, i primi tentativi di rivolgersi all’emergente mercato di massa sono realizzati dalla ditta di Giuseppe Pomba, che tra il 1828 e il 1832 dà alle stampe la «Biblioteca popolare». Il mercato editoriale italiano però è condizionato dalla censura e dall’esistenza dei privilegi, e anche quando il principio della libertà di stampa viene sancito dagli statuti (dopo il biennio rivoluzionario 1848-49) esso non viene in realtà tutelato da alcuna legge. Continuano inoltre a sussistere dazi doganali che impediscono lo scambio librario, e mancano norme giuridiche che possano tutelare la proprietà editoriale e il diritto d’autore al di fuori dei confini dei singoli stati che formano la penisola.
Dopo l’Unità diversi fattori portano ad un forte incremento della produzione libraria: la scolarizzazione e la diminuzione dell’analfabetismo e il costante aumento del pubblico femminile, la nascita di scuole tecniche, il diffondersi delle biblioteche popolari circolanti. Questa situazione porta alla nascita di nuove collane destinate a soddisfare i bisogni di apprendimento e di svago delle nuove fasce di lettori. Si affermano così i generi di consumo come il romanzo d’appendice, il romanzo sociale e quello femminile, le opere educative destinate ai ceti operai, e i manuali tecnico-scientifici.

”didot”La famiglia Didot
Il nome di Firmin Didot, nato a Parigi il 14 aprile del 1764, è famoso per molti motivi: fu un letterato, un tipografo, un incisore e fonditore di caratteri, un fabbricante di carta. Ma il nome Didot appartiene ad un’intera famiglia che per tutto il settecento e ottocento lavorò alla produzione del libro. 
Il capostipite, François Didot nacque a Parigi nel 1699, figlio di un mercante, divenne libraio e poi stampatore, ricoprì cariche importanti nella corporazione dei librai. Suo figlio François-Ambroise inventò un sistema di misurazione dei caratteri mediante il punto tipografico Didot, che fu poi adottato in tutta Europa. Oltre a questo François-Ambroise perfezionò il torchio, inventandone uno che aveva bisogno di una sola pressione, e introdusse in Francia la fabbricazione della carta velina. Il fratello Pierre-François diventò anche lui prima libraio e poi stampatore, e i suoi figli lavorarono come tipografi, incisori e fonditori. Il figlio di François-Ambroise, Firmin, aiutava il padre nella bottega, incidendo i caratteri per alcune edizioni, delle quali sono famose quelle dette Dauphin, o quelle dette di Monsieur.
Una delle sue invenzioni più importanti avvenne nel 1795: la stereotipia. La pagina composta, veniva impressa su un materiale plastico, ottenendo un negativo sul quale veniva colata la lega di piombo che produceva una lastra rigida, che - stampando- permetteva di ricavare i numeri allineati in maniera perfetta. 
Nel 1798 Firmin Didot toccò uno dei momenti più alti della propria produzione, con la creazione del carattere per l’edizione di Virgilio presentata durante l’esposizione dei prodotti dell’industria. Nel 1811 Firmin fu nominato stampatore dell’Istituto di Francia, e nel 1814 stampatore del re.
La sua fama giunse in Russia, presso l’imperatore Alessandro, che gli mandò dei giovani da istruire nell’arte della stampa, i quali si aggiunsero ai numerosi apprendisti francesi. Nel 1827 lasciò ai figli la propria impresa, che comprendeva una fonderia, una fabbrica di carta, una stamperia e una libreria.
Morì nel 1836, ma la famiglia continuò il suo lavoro, e la sua fama dura ancora oggi.

News, approfondimenti e tanto altro per scoprire il mondo della stampa e della grafica.

Articoli recenti

Bleed è il trimestrale cartaceo di Sprint24. Inviato a tutti coloro che hanno effettuato un ordine su Sprint24 negli ultimi due anni. Nato dalla convinzione che il mestiere (e l’arte!) del tipografo sia tanto impegnativo quanto gratificante, Bleed offre spunti creativi e di approfondimento tecnico su ciò che accade nel mondo della grafica, della tipografia e nella nostra azienda, attraverso letture piacevoli, interessanti e anche divertenti!

Sfoglialo subito!