Typo History Tipografia Inglese

Pubblicato 16 Feb. 2017 da Sara.
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Hi everyone, welcome to this new appointment with Typohistory... welcome to the rainy land of England! Dalla Francia, su una barchetta di legno che ha sfidato le fredde acque della Manica siamo dunque giunti sulle coste dell’Inghilterra.
Abbiamo posato i nostri piedi sull’isola più suggestiva ed importante della vecchia Europa, potente nazione marittima e industriale, che ha rivestito un ruolo chiave anche nella storia tipografica europea e mondiale. Sediamoci dunque ad un tavolo immaginario con l’antica terra d’Albione, beviamo un bel thé e facciamoci raccontare la storia tipografica di questo paese.


The beginning
L’inizio della storia tipografica inglese si fa risalire a William Caxton che, reduce da Bruges, esercitò per primo la tipografia in Inghilterra stabilendosi a Westminster dove dal 1477 al 1490 pubblicò circa 90 opere tutte in lingua inglese, per la maggior parte traduzioni di autori latini ed italiani.
A Londra la stampa apparve nel 1480 per opera di John Lettou: John Kendale, Litterae indulgentiarum.

Ma il prototipografo londinese più noto è Richard Pynson; esordì verso il 1492 con la grammatica latina di Donato e le poesie di Chaucer. Nel 1494 pubblicò la traduzione inglese arricchita di xilografie di Boccaccio, di Terenzio, di Guido da Monte Rochen, Esopo e altri libri e libretti di liturgia, tutti privi di data e tutti della più grande rarità, alcuni noti soltanto per frammenti di poche carte.

The renaissance period
Nel Cinquecento W. de Worde adoperò, oltre al gotico, caratteri tondi e arabi (1528) e un corsivo copiato da quello di Aldo Manuzio, più minuto; Richard Pynson impiegò caratteri romani e greci (1524); John Siberch un bel tondo di tipo fiorentino (1521). Nel Seicento, se si toglie qualche interessante frontespizio, decorato con fregi tipografici (sistema anche più tardi assai abilmente sfruttato), l’arte fu poverissima, cosicché monumenti letterari come quelli di Shakespeare ci furono tramandati in edizioni oltremodo modeste.

Solo a Oxford ebbero una certa rinomanza la “Typographia Sheldoniana” (1669-1713), continuata dalla “Clarendon Press” (1713-1830) fondata da Edward Hyde. Riprese invece nel sec. XVIII. con il volume delle opere di Pope, stampato a Londra da W. Bowyer neì 1717. Nel 1797 apparve il bellissimo The Seasons di James Thomson per gareggiare con le edizioni di Didot e di Bodoni, celebri tipografi di cui parleremo nei successivi numeri.

John Baskerville
John Baskerville è uno dei tipografi-editori inglesi del ‘700 più importanti per l’editoria moderna. Sperimentò rilegature, inchiostri, carte e tecniche di stampa innovative e disegnò un set di caratteri che è ancora oggi uno dei più eleganti e leggibili mai realizzati. Egli fu infatti un grande rinnovatore nell’arte tipografica e rappresentò il primo esempio di editore nel senso moderno del termine.
John Baskerville nasce il 28 gennaio 1706 a Wolverley, vicino a Kidderminster, nel Worcestershire, ed è stato tipografo a Birmingham, Inghilterra. Membro della Royal Society of Art, dopo aver insegnato calligrafia, si occupò come tipografo ed editore di composizione della pagina, di carta e di inchiostri. Sperimentò tecniche diverse di legatura dei volumi e di stampa al torchio tipografico e applicò al disegno e alla fusione del carattere da stampa il suo genio formale guidando il lavoro del suo incisore John Handy della preparazione dei punzoni del carattere che ha il suo nome: il Baskerville. 
Nel 1758 fu nominato, per la sua attività, tipografo ufficiale dell’università di Cambridge e, nel 1763, pur essendo ateo dichiarato, pubblicò una splendida Bibbia in folio ma la sua eccentrica natura lo portò a concentrare i suoi interessi nell’attività di editore, attività che non lo ricompensava delle energie spese.
Tentò infine di vendere i suoi caratteri alle Stamperie Reali, all’Accademia delle scienze di Parigi, alla corte di Russia e di Danimarca, con scarso successo. Morì in circostanze misteriose e mai del tutto chiarite (forse a Londra nel 1775).
Ancor oggi si sa poco della sua fine e deve essere ancora scritta la sua biografia completa.
I suoi caratteri, dopo la sua morte, vennero ripetutamente venduti e se ne persero le tracce. Vennero utilizzati durante la Rivoluzione Francese (“Le moniteur universe”) ma non rimane traccia dei ripetuti passaggi di tipografi che subirono. I suoi caratteri furono anche molto ammirati da Benjamin Franklin che li introdusse negli Stati Uniti e che furono adottati da molte pubblicazioni istituzionali che ne sancirono il successo nel nuovo mondo.

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